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Città della Pieve

Città della Pieve - 24 Km dal Lago Trasimeno

CITTÀ DELLA PIEVE : CITTÀ NATALE DEL PERUGINO

La fama di Città della Pieve si deve principalmente al fatto di aver dato i natali a uno dei maggiori pittori rinascimentali, Pietro Vannucci detto il Perugino (1448 ca. – 1523), che fu tra l’altro anche maestro del giovane Raffaello. Colonia etrusca di Chiusi, distrutta durante le molte invasioni barbariche, Città della Pieve si sviluppò come abitato fortificato intorno all’anno Mille attorno alla Pieve dei Santi Gervasio e Protasio. La cittadina, dominata dal colore rosso, perché tutti gli edifici sono costruiti con il laterizio tipico locale merita una visita perchè conserva importanti opere del Perugino, oltre a uno dei vicoli più stretti d’Italia, vicolo Baciadonne, largo solo 80 centimetri. La visita la borgo può cominciare dalla centrale piazza del Plebiscito, su cui si affacciano il Palazzo Cartoni, il Palazzo Della Corgna con affreschi del Pomarancio, oggi sede della Biblioteca comunale e di esposizioni temporanee, e soprattutto la Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio (Duomo),

ricostruita sul luogo dell’originaria pieve. Conserva al suo interno varie opere di pregio e due dipinti del Perugino (Battesimo di Gesù e una Madonna col Bambino e i Santi Pietro, Paolo, Gervasio e Protasio). Addossata alla facciata del Duomo si innalza la Torre Civica, eretta nel XII secolo, e la torre del Vescovo, torrione di avvistamento edificato probabilmente nel 1326; di fronte, il Palazzo dei Priori del XIV secolo. Da visitare l’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi, in corso Vannucci, dove si trova la straordinaria “Adorazione dei Magi” del Perugino. Notevole la Rocca (1326), con cinque torri. Fuori dalle mura cittadine si trovano la chiesa di Sant’Agostino, di San Francesco, oggi santuario della Madonna di Fatima, la chiesa di Santa Maria dei Servi, con l’affresco del Perugino raffigurante la Deposizione dalla Croce dipinta nel 1517, nei cui sotterranei sono state collocate urne e sarcofagi etruschi con reperti perfettamente conservati e databili intorno al III secolo a.C.